Gerusalemme è una città di simboli, storia e contrasti profondi. Ma esiste anche una realtà quotidiana che raramente conquista l’attenzione pubblica: la vita delle persone che vivono in strada. Tra panchine dei parchi, stazioni degli autobus e vicoli stretti, molti affrontano non solo isolamento e instabilità, ma anche gravi problemi di salute, talvolta potenzialmente letali. Per loro, l’accesso al sistema sanitario non è soltanto una questione di distanza fisica, ma di paura, esperienze passate e diffidenza radicata.
Una nuova iniziativa comunale punta a ribaltare questa logica. Invece di attendere che la persona raggiunga l’ambulatorio, è l’assistenza medica a raggiungere lei. Il Comune di Gerusalemme, in collaborazione con il Magen David Adom e il medico volontario dottor Lifshitz, ha avviato un’unità medica mobile dedicata all’assistenza delle persone senza dimora. Il servizio opera una volta alla settimana in diverse zone della città ed è pensato in particolare per chi non si rivolge spontaneamente ai servizi sanitari.
L’unità mobile offre visite mediche di base, primo soccorso, medicazione delle ferite, prescrizioni e orientamento sanitario. Inoltre, i pazienti vengono indirizzati e accompagnati verso i servizi comunitari e il sistema sanitario più ampio. Nei casi più complessi, il team medico accompagna la persona fino all’ospedale, attraverso un processo graduale fondato sulla costruzione della fiducia e su un dialogo rispettoso.
Questa attività sanitaria si inserisce nel lavoro continuativo dell’unità comunale dedicata alle persone senza dimora, attiva durante tutto l’anno. Il servizio svolge pattugliamenti diurni e notturni, offre supporto individuale, aiuta nell’accesso ai diritti sociali, gestisce strutture di accoglienza e promuove progetti sociali e comunitari, tra cui armadietti personali, attività di calcio di strada e celebrazioni condivise delle festività. Durante l’inverno, quando i rischi aumentano, il lavoro sul campo viene intensificato per individuare persone in condizioni di pericolo, offrire riparo e distribuire attrezzature contro il freddo.
Come Funziona l’Assistenza Medica alle Persone Senza Tetto a Gerusalemme Fuori dall’Ambulatorio?
Il modello si fonda su un principio centrale: la presenza costante. Di recente, un uomo che viveva in strada e soffriva di una malattia avanzata rifiutava l’intervento medico per paura e sfiducia. Il dottor Lifshitz è tornato più volte a visitarlo, monitorando le sue condizioni e spiegando con pazienza i rischi della mancata cura. Dopo diversi incontri e con il supporto degli assistenti sociali, l’uomo ha accettato il trasferimento in ambulanza in ospedale, ricevendo un trattamento che gli ha salvato la vita.
Il sindaco di Gerusalemme, Moshe Lion, ha sottolineato il valore etico dell’iniziativa: “La prima candela di Hanukkah ci ricorda la forza di portare luce nei luoghi più bui. Questa azione comunale esprime responsabilità, dignità umana e solidarietà verso le persone senza dimora a Gerusalemme”.
Presente all’inaugurazione dell’unità mobile, l’ex presidente israeliano Reuven Rivlin ha evidenziato la dimensione morale del progetto: “Non si tratta soltanto del lancio di un veicolo, ma dell’avvio di una missione. La consapevolezza che dobbiamo raggiungere ogni persona, soprattutto chi si trova ai margini della società, è alla base di una comunità umana”.
In definitiva, il progetto mira a ridurre le barriere di accesso al sistema sanitario, promuovere la prevenzione oltre alle sole risposte d’emergenza e rafforzare il legame tra le persone senza dimora e la medicina di comunità. A Gerusalemme, l’assistenza sanitaria esce dall’ambulatorio e arriva in strada.


