Ecco come appare il quartiere Geula di Gerusalemme, un’area prevalentemente ebraica haredi, durante Hanukkah nel dicembre 2025: strade strette, la fredda pietra di Gerusalemme e file di menorah che brillano dietro vetrine improvvisate. Qui esiste una chiara preferenza per ridurre al minimo l’uso di internet e della televisione e, in molti casi, farne del tutto a meno. Di conseguenza, eventi che scuotono il mondo, incluso il recente attacco a Sydney, Australia, arrivano a malapena alla consapevolezza locale. Non per indifferenza, ma perché l’informazione semplicemente non arriva. Le notizie non circolano in tempo reale e il ritmo del quartiere è più calmo, dove la luce è fisica e tangibile, non digitale.
Com’è un quartiere haredi di Gerusalemme che vive fuori dal tempo?
Geula è stato fondato all’inizio del XX secolo come parte dell’espansione dei quartieri haredi oltre le mura della Città Vecchia, nei pressi di Meah Shearim. Da allora, generazioni di famiglie di Gerusalemme vivono qui in modo quasi continuo, spesso all’interno della stessa linea familiare per decenni. Si tratta di un quartiere denso e fortemente comunitario, ricco di sinagoghe, istituti educativi e piccoli negozi, dove la tradizione non è uno slogan ma una routine quotidiana. I suoi confini sono culturali tanto quanto geografici e, quando apre un negozio di telefoni cellulari, spesso incontra proteste e pressioni della comunità per la chiusura o lo spostamento al di fuori del quartiere.


